Poesia d’amore

sai che non amo le coincidenze

e sono un po’ superstiziosa

e mi terrificano

gli invisibili legami tra le cose

che sembrano accordarsi

a volte

perché tutto vada storto.

così mi brucio le mani col caffè

mentre gracchia una cornacchia

e l’orologio segna cifre doppie

e qualcuno in lontananza ride.

però ora che alzi gli occhi su di me

proprio dopo che ho immaginato

il mare

e sull’orologio le lancette sembrano 

incerte e smarrite

io sono con l’inciampo del passero 

sul balcone

con la foglia del faggio che accanto

cade

con la nuvola che cela il sole

con il chiodo che d’improvviso cede

tutto commosso

e infrange al suolo un quadro

io sono con tutte le cose 

perfettamente storte 

in quest’attimo eterno che

guarda

il nostro sguardo a-mare.
Bianca Bi

Nel lento morire del sole

nel lento morire del sole

la nostra certezza.

ecco lì finisce il giorno!

nel tratteggio ambrato tra il blu

del mare e il blu del cielo, nel limine

palpebrale tra osservatore e osservato.

si presume di esistere

se un’impronta è più piede che suolo

e un suono è più voce che verso.

ma guardate come viene a salvarci

la notte disumana

che ruba il colore delle cose

e dona loro occhi agguerriti e fissi.

guardate come ci salva la notte

da tutti i nomi diritti sui calcagni

ora vacillano, lentamente e zoppicando

come nuvole straziate

sembrano obliare le stelle con impronte deformi

e dissennate.

le mani cercano il volto e toccano

l’aria e l’avorio e incavi e

buchi e non sono più mani

ma verso di vento

perché in questa notte disumana

che ci condanna e che ci salva

non c’è niente a cui aggrapparsi

nemmeno un contorno su cui

sanguinare le unghie.

Bianca Bi

Mi somigli

ti somigliano alcune nuvole dilaniate dal vento filamenti ondosi d’oro e d’amaranto insaziati di mitezza e devozione ti somiglia l’errore di scrittura la parola cancellata, tutta nera e  e vanitosa  ti somiglia ciò che cade e si scompone, o sosta nel rovescio  come nel buio l’ombra ti somigliano le stanze disadorne e pazienti vegliate da mura che pregano rosari con occhi irremovibili  gli orli tutti ti somigliano spezzati affacciati all’interrotto gli apostrofi i due punti e i vetri di finestre offesi da cui passano gelidi gli aliti notturni ti somiglia il canto del merlo il crepuscolare lamento del grillo somigli all’occhio della carpa quando guizza appesa all’amo e al pescatore che brama, somigli. somigli al bilico di un fine inverno ai fiori raggelati di Marzo all’inferno salato di alcuni porticcioli quando il mare è grosso di onde che percuotono le cosce al molo mi somigli quando parli e taci e parli e taci come le lucciole e i metronomi e le onde quando mi guardi un attimo prima e domandi: ci pensi che si muore? ogni giorno. rispondo. Bianca Bi

*

si rannicchia dietro le palpebre 

un segreto

terrifica l’aria nelle stanze.

le orme aggrappate ai fianchi

sono salde

scuciono il crepuscolo

pronte a urtare le cime

innevate.

le cose che da sempre scorrono

stanno in ascolto:

un antico suono sordo

agita i giacigli,

di che si lamenta?

non è poi impossibile

avere la postura di un burrone

della solitudine che spalanca all’onda

le gambe.

ma poi chi sarà con noi? 

di chi sarò l’amore nella mia 

vecchiaia 

quando muore il mare?

non resteranno che cuscini 

salati

su cui qualcuno metterà dei fiori.
Bianca Bi

mi chiederai

mi chiederai di essere gentile 

e io sarò scortese

mi chiederai di essere luce

e sarò tenebra

mi chiederai di essere compagna

e sarò solitudine

mi chiederai amore 

e sarò spietata crudeltà

e tu sarai tanto assetato

da solcare con la lingua la terra umida

d’autunno.

perché laddove è il tuo bisogno

non sia mai il mio dovere

e mai siano incatenati i miei denti

al tuo sorriso.

ma chiedimi di essere nulla -mio amore-

e sarò tutto ciò che vuoi:

e ci disseteremo -mia solitudine- del reciproco

pianto

e rideremo -mia tenebra radiosa-

dei luoghi vuoti che ci tormentano

i fianchi.

Bianca Bi

L’immagine è stata prodotta dalla fusione di una foto di mia madre e un ritratto di me composto dall’artista Daniela Magnaguagno.

Giugno – Bianca Bi

Testo e musica di Bianca Bi.

Testo:

giugno è doratura lieve
sulla pelle
labbra arrossate
rinnovata bellezza
che attrae lo sguardo
per le strade affamate
e secche e mi sembra
d’essere acqua di sorgente
una pennellata d’oro
lungo il cielo crepuscolare.
poi torno da me.
non rimangono che i colori
indifferenti della notte
chiudo la porta di casa
e tutti gli sguardi
hanno occhi morti
e io sono il terrore che li
spalanca
finché la solitudine
non ritorna alba.