Di sangue e terra

Anticipo con questo singolo l’uscita del nuovo Album “Di sangue e terra”. E’ frutto sicuramente di un estenuante lavoro e ne esco stanca e un po’ svuotata. Estenuante perché ho sofferto anche molto la solitudine in una realtà musicale (e forse artistica) in cui ormai bisogna avere solo molti soldi e poi tutto è a portata di mano; poco conta se tu abbia o meno talento. Anche quello si compra. Quindi porte chiuse (perché io non ho molti soldi) e troppa fatica. Ho tentato comunque di fare un salto dallo stile acustico/minimale/intimista a sonorità più decise, rabbiose, oniriche.

Grazie dell’ascolto eventuale. Bianca

La copertina è un’opera di Francesco Bortone.

La crepa – Bianca Bi

“ogni volta
io non so ricostruirti, mai.
e poi sempre tutti i restanti guardano
tutti guardano sempre al mio fianco
dove non c’è nessuno.”

Ripropongo questo raccontino dell’anno passato, inserito in questa raccolta edita da Historica Edizioni.

*

quando ti vedevano assorta

si stupivano.

si domandavano dove andasse

il tuo pensiero

quanto lontano ti portasse da loro.

non vollero mai capire

che per te la felicità 

si abbracciava a una sigaretta 

e la disperazione 

a una sfumatura scura nel cielo

e niente più.

ammazzarsi è un gesto come un altro

come cercare la matita degli occhi

nell’astuccio dei trucchi.

Bianca Bi

Poesia d’amore

sai che non amo le coincidenze

e sono un po’ superstiziosa

e mi terrificano

gli invisibili legami tra le cose

che sembrano accordarsi

a volte

perché tutto vada storto.

così mi brucio le mani col caffè

mentre gracchia una cornacchia

e l’orologio segna cifre doppie

e qualcuno in lontananza ride.

però ora che alzi gli occhi su di me

proprio dopo che ho immaginato

il mare

e sull’orologio le lancette sembrano 

incerte e smarrite

io sono con l’inciampo del passero 

sul balcone

con la foglia del faggio che accanto

cade

con la nuvola che cela il sole

con il chiodo che d’improvviso cede

tutto commosso

e infrange al suolo un quadro

io sono con tutte le cose 

perfettamente storte 

in quest’attimo eterno che

guarda

il nostro sguardo a-mare.
Bianca Bi

Nel lento morire del sole

nel lento morire del sole

la nostra certezza.

ecco lì finisce il giorno!

nel tratteggio ambrato tra il blu

del mare e il blu del cielo, nel limine

palpebrale tra osservatore e osservato.

si presume di esistere

se un’impronta è più piede che suolo

e un suono è più voce che verso.

ma guardate come viene a salvarci

la notte disumana

che ruba il colore delle cose

e dona loro occhi agguerriti e fissi.

guardate come ci salva la notte

da tutti i nomi diritti sui calcagni

ora vacillano, lentamente e zoppicando

come nuvole straziate

sembrano obliare le stelle con impronte deformi

e dissennate.

le mani cercano il volto e toccano

l’aria e l’avorio e incavi e

buchi e non sono più mani

ma verso di vento

perché in questa notte disumana

che ci condanna e che ci salva

non c’è nulla a cui aggrapparsi

nemmeno un contorno su cui

sanguinare le unghie.

Bianca Bi

Mi somigli

ti somigliano alcune nuvole

dilaniate dal vento

filamenti ondosi d’oro e d’amaranto

insaziati di mitezza e devozione

ti somiglia l’errore di scrittura

la parola cancellata, tutta nera 

e vanitosa 

ti somiglia ciò che cade

e si scompone, o sosta

nel rovescio 

come nel buio l’ombra

ti somigliano le stanze disadorne

e pazienti

vegliate da mura che pregano rosari

con occhi irremovibili 

gli orli tutti ti somigliano

spezzati

affacciati all’interrotto

gli apostrofi i due punti

e i vetri di finestre offesi

da cui passano gelidi gli aliti notturni

ti somiglia il canto del merlo

il crepuscolare lamento del grillo

somigli all’occhio della carpa

quando guizza appesa all’amo

e al pescatore che brama,

somigli.

somigli al bilico di un fine inverno

ai fiori raggelati di Marzo

all’inferno salato di alcuni porticcioli

quando il mare è grosso di onde

che percuotono le cosce al molo

mi somigli quando parli e taci e parli

e taci

come le lucciole e i metronomi e le onde

quando mi guardi un attimo prima

e domandi: ci pensi che si muore?

ogni giorno.

rispondo.

Bianca Bi

*

si rannicchia dietro le palpebre 

un segreto

terrifica l’aria nelle stanze.

le orme aggrappate ai fianchi

sono salde

scuciono il crepuscolo

pronte a urtare le cime

innevate.

le cose che da sempre scorrono

stanno in ascolto:

un antico suono sordo

agita i giacigli,

di che si lamenta?

non è poi impossibile

avere la postura di un burrone

della solitudine che spalanca all’onda

le gambe.

ma poi chi sarà con noi? 

di chi sarò l’amore nella mia 

vecchiaia 

quando muore il mare?

non resteranno che cuscini 

salati

su cui qualcuno metterà dei fiori.
Bianca Bi

mi chiederai

mi chiederai di essere gentile 

e io sarò scortese

mi chiederai di essere luce

e sarò tenebra

mi chiederai di essere compagna

e sarò solitudine

mi chiederai amore 

e sarò spietata crudeltà

e tu sarai tanto assetato

da solcare con la lingua la terra umida

d’autunno.

perché laddove è il tuo bisogno

non sia mai il mio dovere

e mai siano incatenati i miei denti

al tuo sorriso.

ma chiedimi di essere nulla -mio amore-

e sarò tutto ciò che vuoi:

e ci disseteremo -mia solitudine- del reciproco

pianto

e rideremo -mia tenebra radiosa-

dei luoghi vuoti che ci tormentano

i fianchi.

Bianca Bi

L’immagine è stata prodotta dalla fusione di una foto di mia madre e un ritratto di me composto dall’artista Daniela Magnaguagno.