Tu sei il rumore che si percepisce appena

tu sei il rumore che si percepisce appena
l’odore di luoghi nascosti
il galleggiante alla canna di un pescatore
tremante.
sei una mano alla maniglia tra una parola
e il punto, lo strappo del mare
tra una parola e l’altra,
il buco della terra
che si è aperto alla croce.

tu sei dolcezza dei liquidi,
sinuosa
sei una forma che si dona,
come una disperazione.

Bianca Bi

(Foto: Sebastiao Salgado – Pescatori Waura nel lago Piulaga, Mato Grosso, Brasile)

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A volte i tuoi occhi sono come gli stormi

a volte i tuoi occhi sono come gli stormi,
io non li conosco.
non so dire su quali superfici 
si siano appena mossi,
sopra quali altri oggetti andranno 
a posarsi dopo avermi percorso
quel poco.
e arriva un’apnea che si finge riposo del vento
il timore di un cielo acquattato sotto un vaso
e mi scordo dei nomi tranne per questi pezzetti
del tempo che chiamo piccoli addii
e le scarpe scomposte buttate 
un po’ a caso
sembran darmi ragione.
infine anch’io ho le sembianze di un vaso
e in agguato un silenzio…

perché dimmi come si fa a respirare,
parlare
stando nel mentre delle cose
– né a capo né a fine –
nel mentre di uno sguardo
in un frangente del precipitare
nel dovunque del cielo.

Bianca Bi

Stanza bianca

la quietezza dell’acqua
quando è ferma
oscura ogni voce:
le urla s’accasciano sulla secchezza paziente delle foglie.
una stanza bianca attende
spalancatamente
sussultando a ogni accenno di
vento:
entrerà ancora un poco 
il passerotto?

Bianca Bi

Ho toccato quante più cose possibili

ho toccato quante più cose possibili
indugiando sui perimetri dei petali,
sui contorni della carta.
ho sostato pulsando nel tempo del dolore,
ho annusato la viscosità dei liquidi,
ho percorso le linee dure del legno
e le curve dolci dei suoi nodi:
piccole fessure sull’anima delle cose
per leccare e bere
per riconoscere il mondo
di ogni giorno e ogni istante fermo nel presente.
ho tentato di fissare l’esperienza
disegnandola col mio caldo corpo
sulla superficie fredda del biancore
ma ho sentito un battito
e altro non ho saputo scrivere che cuore
raggelando i corpi alle parole,
di neve
uccidendole.

Bianca Bi

(Disegno di Bianca Bi: matita su un E.C.G)

Nel mare d’estate una neve sospesa

il rondone lascia il nido
mentre un cane si accovaccia al lato della strada
poi un tram…

invece lascia il nido un rondone.

la strada si accovaccia?

appare un tram.

su un lato un cane.

la luce male incide il volto di un passante.

un braccio scrive.

due occhi da lontano a osservare.

e poi ritorna:
il bianco inchiostro risucchia punti e spazi
vuoti e nuovamente
di saliva bagna il tempo
ma rimane fermo nel prato qualcosa che domanda
nel mare d’estate una neve sospesa
due occhi sempre aperti verso il braccio
il braccio che ancora è li che scrive
un braccio ancora lì, caduto.

Bianca Bi

Istantanea

sono ore piegate queste
dai suoni sordi
i fili d’erba chini
al suolo 
l’aria d’attesa intrisa
ma senza bramosia
così come il passero
che né vola né sosta dormiente
si lascia bagnare un poco
nel suo passivo stare
senz’ombre, e guarda:
una foglia s’inventa le ali
e l’accompagna un sacro silenzio.
ché il sole acceca ma la pioggia,
la pioggia tace.

Bianca Bi

Amo dei nomi comuni le basse stature

amo dei nomi comuni
le basse stature
la semplicità dei corpi
il loro accostarsi e confondersi
l’indifferenza dell’uno verso l’altro
quella loro posa da oggetto fotografico
l’esser sfondo nebuloso
irrilevanza d’un fotogramma

vedi bene allora quel che mi schiaccia:
il tuo immenso nome, Padre
così tanto maiuscolo e pesante
che mi colma queste mani di un buco.

Bianca Bi