Io vi saluto da aldilà della nebbia

io vi saluto da aldilà della nebbia
dove la luce è chiara e raggi
pungono come piccoli pugnali 
gli occhi appena schiusi
per amore vi saluto e per pazzia
per udire un silenzio quando
il mio nome pronuncio e il vostro
e quello delle cose
per la bellezza esatta di una lancetta
che non percorre il tempo 
e non ha mete e non è rotta
io vi saluto da aldilà della nebbia
con la manina alzata
di un bambino che lascia casa vecchia e piange 
ma gli batte forte il cuore
con la paura di una foglia su cui incombe un autunno 
il viaggio
io vi saluto perché sono tra voi 
come una nave che con le vele spiegate
e il vento a favore
non può che lasciare il porto

Quanto pieni d’autunno i nostri corpi

quanto pieni d’autunno i nostri corpi
tra materia e materia stiamo
col volto smorfiato
e sta la materia senza il nome  
una luna senza cielo

reciso è il fiume
separata la foce dalla fonte
il labbro assetato dall’acqua
strappati i bendaggi che legano volti a maschere

stiamo io e te come due cose qualsiasi fatte d’onde e spigoli
cadute per caso da uno scaffale
rimaste così all’incontrario
o un po’ inclinate 
un po’ scomposte

poi Tu mi guardi
coi tuoi occhi mi ricomponi il volto
in un modo che mi rassomiglia
le labbra proprio sotto il naso
e io parlo e
sai
mi riconosco.

Bianca Bi

Poesia

il tragitto dell’inchiostro sul foglio
lascia impronte come di terra smossa
dalla pala, un grande buco sta scritto
nel bianco e ci son dentro i nomi tutti.
l’umanità ci ha abbandonato i volti
un che di sacro illumina sia spigoli
che curve concavi e convessi onde,
e del vuoto le linee esagonali.
e tutto è dolcemente come un gesto
caduto
un afferrare aria a piene mani

Bianca Bi

I primi raggi all’alba

i primi raggi all’alba inchiodano 
gli oggetti
ai corpimuri li colgono nella loro
mascherata pacatezza
qualche istante passa e non si sa 
se il corvo sia atterrato or ora 
o stia partendo
se il fiore stia appassendo 
o stia sbocciando
se in controluce le cose guardan qui
o nell’opposto altrove
e tu anche sgradito coinquilino 
te ne stai lì immobile e sospeso
mi fissi da uno specchio minuzioso
e quella tua quietissima im-postura
è principio o fine 
intrisa di un convulso movimento:
la rovinosa danza che da poco mi ha sconvolta
o che tra poco mi sconvolgerà

Bianca Bi

Si può andare solo verso Ovest

si può andare solo verso Ovest
coi pochi lembi di tessuto addosso
altri frammenti li abbian lasciati indietro
insieme a tutti i giorni 
morti che son storia
perpetuo logorio
di correre sulle mie impronte
di raggiunger la mia assenza
e stringerla in corpo
di vedervi sfilacciati 
a fumo di osservare come 
tutto ancora sempre cade 
giù dal cielo si sfalda
crolla o s’abbandona
gli oggetti brillano nel deserto 
sotto il sole dove si asciuga 
il pianto
qualcuno dice che a Ovest 
c’è un mare
e l’acqua è dolce?

Bianca Bi

Senza Titolo

le parole cadono dalla vostra bocca
e si rompono
io cerco di aggiustarle come posso
che ci crediate o no vorrei capire un poco
di quel che dite
ma le cose divorano
i loro stessi nomi
già mentre questi vi escon
dalla lingua
voi siete muti gli orologi rotti
vi scherniscono
tenete fili d’aquilone e dite: vedrò bene dall’alto tutto quanto
voi volete contornare il bianco
per farlo iniziare e finire
perché il tempo vi preme di sottomettere
e lo spazio
voi dalle mani danzanti
che  costruiscono il come si chiama
che calan cemento
sulla base dei corpi
voi dalle dita incallite.

le mani dovrebbero danzare per disfare
la bocca parlare per
disdire
ma nel disfatto e nel disdetto
in quell’immenso mare di silenzio
che un nome non lo può avere
o forse è sangue,
nervo,
vena,
ossa
si è statue purissime e belle
che il mare custodisce geloso abbracciandole di solitudine.
disperandole

Bianca Bi