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Non abbiamo abbandonato

non abbiamo abbandonato
il desiderio di toccare
con religiosità gli oggetti 
più anonimi,
di amalgamare il mito alla realtà.
non abbiamo altro in fondo
che questo rimasuglio nello sguardo
che ricorda la fantasia dei bambini
indifferente all'impossibile.
così ti guardo coi miei occhi 
nocciola, la statura di un arbusto
e i capelli a caschetto
rigorosa come la Fede
sono portata a pensare
che un accordo speciale tra tutte 
le cose, una magnifica 
sinfonia, un'irripetibile armonia 
del caso abbia prodotto 
il nostro incontro
e che appena dopo ma fin dall'origine
nel tempo e nello spazio
tutto sia stato esultanza.

ma ecco adesso che mi risveglio
(perché la notte è come un'infanzia)
sotto la pioggia
io sono altissima
tocco il cielo con il capo
e so tutto
so bene tutto
e la fantasia mi è morta
con tutto questo sapere
e anche tu sai tutto
e siamo così lontani
siamo così tanto soli.

Bianca Bi

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La freccia

forse dovremmo approfittare
di questa poca giovinezza che ci resta
ma tu mi chiedi di tendere l'arco
senza scoccare la freccia
in una posa del corpo contratta
e senza quiete.
chissà se temi la direzione
la bramosia della freccia
la sua sete di conoscenza
la cieca incoscienza del suo furore
il desiderio bruciante di conficcarsi
e recidere e morire
la perfetta ribellione del suo spirito.
una freccia scoccata è il terrore
dell'aria e di ciò che sta sospeso
ma una freccia incatenata
all'arco teso è un urlo
disumano che non si placa
e penetra gli occhi delle cose
e li spalanca all'orrore muto
di un'Agonia senza Morte.

Bianca Bi

Alcuni dolori non vogliono testimoni

alcuni dolori non vogliono testimoni
si rannicchiano in luoghi innominabili
affezionati alla sutura che li custodisce.
così cadono di nascosto i capelli al suolo
senza frastuono
così si dissolvono le nubi
senza litanie
così si inaridiscono le sorgenti
tornando al silenzio.
alcuni dolori sono grandi distese
terrose
fratturate da quell'incolmabile abisso
tra il sentire e il parlare
che si chiama solitudine. 

Bianca Bi

Dimenticare

dimenticare è uno sguardo
dal finestrino di un treno
che non posa su nulla,
il volo risoluto delle rondini
quando migrano,
è uno specchio ossessionato
da chi senza voltarsi
passa oltre,
è il fragore di una casa in crollo
la sua nuova forma spezzata,
il peso della neve sugli alberi,
l'impronta che ama sparire.
dimenticare è una tempesta
che smuove le radici più tenaci,
è la perenne alba,
è la notte annidata tra le scapole

tutto trema nel dimenticare,
il gelo insidia le lancette 
e le palpebre.
dietro il loro buio
l'occhio si spalanca.
dimenticare è sempre di nuovo
nascere
di nuovo e sempre terribilmente
morire.

Bianca Bi

Va così vivendo lo spirito

c'era una tonalità di azzurro
ovunque
simile al freddo immobile
di certi laghi invernali.
c'erano le maestà della Natura
le sue terribili magnificenze
erte sopra tutte le parole 
e al di sopra dei silenzi.
c'era un grande fuoco
al centro
che tu avevi acceso
e io ero legna e fiamma
e terra calda e luogo certo
del mondo, sua
inconfutabile materia.
poi il tempo ha eroso i bordi
di ogni concretezza
le maestà mi hanno richiamata.
un pulviscolo di cenere
fluttua lontano dal suolo, ora
senza il tormento del tempo.
va morendo così il corpo
va così vivendo lo spirito
da sempre smarrito.

Bianca Bi

senza titolo

la nebbia acquieta le distanze
addolcisce le cecità
non si è certi che il bordo che si afferri
non sia il proprio
così il gabbiano che vola a pelo
d'acqua
confonde cielo e mare
per non vagare solo.
ma ecco è nella perfetta solitudine
che m'è tanto chiaro
quanto più alto di "io t'amo"
sia dirti, "eccoti.
io ti conosco"

Bianca Bi