Mi somigli

ti somigliano alcune nuvole

dilaniate dal vento

filamenti ondosi d’oro e d’amaranto

insaziati di mitezza e devozione

ti somiglia l’errore di scrittura

la parola cancellata, tutta nera 

e vanitosa 

ti somiglia ciò che cade

e si scompone, o sosta

nel rovescio 

come nel buio l’ombra

ti somigliano le stanze disadorne

e pazienti

vegliate da mura che pregano rosari

con occhi irremovibili 

gli orli tutti ti somigliano

spezzati

affacciati all’interrotto

gli apostrofi i due punti

e i vetri di finestre offesi

da cui passano gelidi gli aliti notturni

ti somiglia il canto del merlo

il crepuscolare lamento del grillo

somigli all’occhio della carpa

quando guizza appesa all’amo

e al pescatore che brama,

somigli.

somigli al bilico di un fine inverno

ai fiori raggelati di Marzo

all’inferno salato di alcuni porticcioli

quando il mare è grosso di onde

che percuotono le cosce al molo

mi somigli quando parli e taci e parli

e taci

come le lucciole e i metronomi e le onde

quando mi guardi un attimo prima

e domandi: ci pensi che si muore?

ogni giorno.

rispondo.

Bianca Bi

*

si rannicchia dietro le palpebre 

un segreto

terrifica l’aria nelle stanze.

le orme aggrappate ai fianchi

sono salde

scuciono il crepuscolo

pronte a urtare le cime

innevate.

le cose che da sempre scorrono

stanno in ascolto:

un antico suono sordo

agita i giacigli,

di che si lamenta?

non è poi impossibile

avere la postura di un burrone

della solitudine che spalanca all’onda

le gambe.

ma poi chi sarà con noi? 

di chi sarò l’amore nella mia 

vecchiaia 

quando muore il mare?

non resteranno che cuscini 

salati

su cui qualcuno metterà dei fiori.
Bianca Bi

mi chiederai

mi chiederai di essere gentile 

e io sarò scortese

mi chiederai di essere luce

e sarò tenebra

mi chiederai di essere compagna

e sarò solitudine

mi chiederai amore 

e sarò spietata crudeltà

e tu sarai tanto assetato

da solcare con la lingua la terra umida

d’autunno.

perché laddove è il tuo bisogno

non sia mai il mio dovere

e mai siano incatenati i miei denti

al tuo sorriso.

ma chiedimi di essere nulla -mio amore-

e sarò tutto ciò che vuoi:

e ci disseteremo -mia solitudine- del reciproco

pianto

e rideremo -mia tenebra radiosa-

dei luoghi vuoti che ci tormentano

i fianchi.

Bianca Bi

L’immagine è stata prodotta dalla fusione di una foto di mia madre e un ritratto di me composto dall’artista Daniela Magnaguagno.

Giugno – Bianca Bi

Testo e musica di Bianca Bi.

Testo:

giugno è doratura lieve
sulla pelle
labbra arrossate
rinnovata bellezza
che attrae lo sguardo
per le strade affamate
e secche e mi sembra
d’essere acqua di sorgente
una pennellata d’oro
lungo il cielo crepuscolare.
poi torno da me.
non rimangono che i colori
indifferenti della notte
chiudo la porta di casa
e tutti gli sguardi
hanno occhi morti
e io sono il terrore che li
spalanca
finché la solitudine
non ritorna alba.

La nostra affinità ha qualcosa di tragico

la nostra affinità ha qualcosa di tragico
talmente lacerante da spaccare il petto
alle strade. perfino la polvere
è agghiacciata, immobile non si muove.
divide in parti il vento.
siamo come alcuni morbosi odori
di materia impura mescolata
siamo solitudini avvicinate da rare
furie cuciti così come due lembi
avvinghiati alle pelli
l’uno dell’altra. siamo poi solo
una somma di buchi un reciproco
precipizio dove cadono cose piccole
minuscole, le nostre più semplici
cose le minuzie quotidiane
qualcosa di umile come le lacrime
le luci del crepuscolo
che d’improvviso s’affacciano
e ci sorprendono gli occhi
qualche devoto capello
un po’ di polvere che già ci avvolge
e ci fa immobili e senza tempo.
ora tramonta il sole.
quando sarà che al mio battito
non corrisponderà più il tuo cuore
saranno capovolte tutte le montagne.

Binaca Bi